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Reintroduzione del grifone

La reintroduzione del grifone nella Riserva Naturale del Monte Velino

  1. Il grifone
  2. Attività di programmazione e di ricerca
 
Grifone

La reintroduzione del grifone nell'Appennino centrale rientra nell'ambito di una serie di iniziative attuate dal Corpo forestale dello Stato per la ricostituzione delle reti trofiche naturali necessarie al riequilibrio degli ecosistemi naturali. Infatti, il "progetto grifone" segue di poco quello che ha riportato il corvo imperiale nell'area del Monte Velino ed è contemporaneo a quello che, nella stessa area, ha consentito la diffusione del cervo.
Nonostante l'aspetto "rapace" e le dimensioni, il grifone si nutre solo ed esclusivamente di animali selvatici (cervi, caprioli, camosci, cinghiali e altro) o domestici (equini, bovini, ovini, caprini) già morti, rinvenuti durante le loro perlustrazioni giornaliere che raggiungono anche distanze di alcune decine di chilometri dai dormitori. Quindi il grifone non solo non arreca danno ad allevatori o agricoltori, ma anzi, eliminando in breve tempo le carcasse degli animali morti, e ostacolando quindi il possibile diffondersi di eventuali malattie, svolge il ruolo di vero e proprio "spazzino" delle montagne.
Il progetto di reintroduzione del grifone nel Monte Velino ha portato alla creazione di quattro colonie con interscambi di individui.
Gli animali liberati, quasi tutti provenienti da centri specializzati di varie località della Spagna (soprattutto Extramadura, Catalogna, Navarra e Aragona, Castilla La Mancha), si sono ben inseriti nel contesto ecologico ed ambientale delle aree interessate nel progetto con un buon successo riproduttivo. Nel 2007 si sono involati 20 giovani grifoni.

 
 

 

Il grifone

Cartina in cui sono contrassegnate le zone in cui attualmente si distribuiscono i grifoni

Il grifone (Gyps fulvus) è un avvoltoio di grandi dimensioni (dai 9-10 chilogrammi) ed ha un'apertura alare variabile da 240 a 280 centimetri. È caratterizzato da un piumaggio di colore bruno-fulvo, con la parte terminale delle penne di colore nero. La testa è ricoperta da sottili e brevi penne setolose e biancastre e alla sua base è ben visibile il tipico collare di piume, marrone nei giovani e bianco negli adulti. Non c'è dimorfismo tra i due sessi: femmina e maschio sono cioè praticamente uguali. È dotato di un'ottima vista grazie alla quale riesce ad avvistare le possibili fonti di alimentazione, rappresentate dalle carcasse degli animali selvatici o domestici, anche da grandi altezze. Durante i voli o le perlustrazioni i grifoni si mantengono in contatto visivo tra loro: quando uno del gruppo avvista una carcassa, scende a terra e viene seguito in poco tempo dagli altri membri del gruppo. In particolare, la tendenza a formare gruppi numerosi è uno degli aspetti più interessanti da un punto di vista naturalistico e turistico, giacché consente di poter osservare gli animali durante i voli planati ed i maestosi volteggi che effettuano sfruttando al massimo le correnti termiche ascensionali tipiche delle zone montane rocciose.
La disponibilità di cibo e la presenza di aree con un disturbo antropico assente o limitato sono aspetti che influenzano molto la presenza e la distribuzione del grifone. Ovviamente condizioni climatiche sfavorevoli, come possono verificarsi soprattutto in inverno, condizionano non poco l'alimentazione dei grifoni che, anche per la loro natura di necrofagi (dipendenti quindi da fonti alimentari disponibili irregolarmente), sono abituati a periodi di digiuno prolungato.
Il grifone vive in colonie numerose che necessitano di pareti rocciose poco accessibili dove è possibile che le coppie nidificano in presenza di habitat idonei cioè caratterizzati da buona disponibilità di cibo per la contiguità con vaste praterie e ampi pascoli. Il grifone raggiunge la maturità sessuale non primo del 4°-5° anno di età. La femmina depone un unico uovo, tra il mese di gennaio e marzo, che viene covato per circa 52 giorni. Il giovane grifone si invola dal nido dopo 100-115 giorni dalla schiusa e possono allontanarsi dalle colonie dove sono nati anche di molte centinaia di chilometri.
Nella cartina sono contrassegnate le zone in cui attualmente si distribuiscono i grifoni, che nel passato erano presenti in gran parte del bacino del mediterraneo e nell'Europa centrale. Inoltre, con gli asterischi si evidenziano nella carta le aree dove si stanno realizzando programmi di reintroduzione e in particolare, l'asterisco cerchiato, corrisponde al progetto di reintroduzione del grifone in Italia.

 
 

 

Attività di programmazione e di ricerca

Il grifone si è estinto nell'Appennino centrale che ha rappresentato prima del diciannovesimo secolo una zona particolarmente adatta alla loro presenza. Le cause sono da attribuire alle uccisioni dirette, al prelievo dei giovani dai nidi a scopo alimentare, alla scomparsa dei grandi ungulati selvatici, alla diminuzione del pascolo brado e comunque all'attenta sorveglianza del bestiame pascolante che rendevano difficilmente accessibili gli animali morti. Attualmente la specie sopravvive, allo stato naturale, solo nella Sardegna nord-occidentale con poco più di un centinaio di individui.
Per avviare il progetto di reintroduzione del grifone nell'Appennino il Corpo forestale dello Stato ha scelto l'area dove maggiore è certamente la presenza di erbivori sia domestici che selvatici di grande mole. Utile è anche la presenza di predatori come l'orso e soprattutto il lupo in quanto il grifone si nutre soventemente dei resti degli animali lasciati dalla caccia di questi grandi predatori.
Oltre all'area dell'Appennino abruzzese la specie è stata reintrodotta anche in una zona delle Prealpi orientali, in provincia di Udine In particolare, tra gli elementi di valutazione presi in esame per l'avvio del progetto hanno avuto particolare rilievo:

  • le condizioni ambientali, ritenute pienamente rispondenti alle esigenze della specie, come hanno confermato tra l'altro, vari esperti autorevoli di fama mondiale che hanno visitato le zone del Velino (p.e. D. Hauston);
  • l'allevamento di numerosi capi di bestiame domestico di cui alcuni tenuti allo stato brado per tutto l'anno;
  • la presenza di discrete popolazioni di ungulati selvatici, tra i quali il cinghiale e il cervo;
  • la presenza del lupo, che preda gli ungulati selvatici ed a volte il bestiame domestico abbandonando spesso le carcasse favorendo così le possibilità alimentari del grifone;
  • l'esistenza di una valida rete di aree protette all'interno delle quali i grifoni godono della tranquillità e della protezione necessarie per la loro sopravvivenza. Si hanno, in particolare, segnalazioni certe e ripetute circa l'avvistamento di grifoni dal Gran Sasso fino al Monte Marsicano, dai Simbruini laziali ai Monti Lepini e sulla Maiella;
  • la presenza di valide strutture di gestione del Corpo forestale dello Stato che, oltre a esercitare un'attenta sorveglianza del territorio cura anche, con personale specializzato, la gestione dei punti di alimentazione necessari per garantire la giusta disponibilità alimentare.
 

Ufficio operativo del progetto
Ufficio territoriale per la biodiversità di Castel di Sangro (AQ)
Via Sangro, 45.
Telefono: 0864/845938
Fax: 0864/840706
Email
- Comando stazione Forestale di Magliano dei Marsi bis
Via 5. Martino, 10.
Telefono - fax: 0863/517297

Ufficio Amministrativo del Progetto
Corpo forestale dello Stato
Ufficio per la biodiversità, V. Carducci, 5- 00187 Roma
Telefono: 06/46657066
Fax: 06/4820665
Email: m.panella@corpoforestale.it

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