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FAUNA SELVATICA E SPECIE PROTETTE

E’ possibile detenere esemplari di fauna selvatica?

Ai sensi dell’articolo 21 della legge quadro in materia di caccia (n.157/1992) è vietato a chiunque prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di  mammiferi  ed uccelli  appartenenti  alla  fauna  selvatica,  salvo  che  nei  casi previsti all'articolo 4, comma 1, o nelle  zone  di  ripopolamento  e cattura, nei centri di riproduzione di fauna selvatica e  nelle  oasi di protezione per sottrarli a sicura distruzione o morte, purché, in tale ultimo caso, se ne dia pronto avviso nelle ventiquattro ore successive alla competente amministrazione provinciale.
Quanto indicato nell’articolo 4 della citata legge  è il seguente passaggio: “Le regioni, su  parere  dell'Istituto  nazionale  per  la  fauna selvatica,   possono   autorizzare   esclusivamente   gli    istituti scientifici  delle  università  e  del  Consiglio  nazionale   delle ricerche e i musei di storia naturale ad effettuare, a scopo di  studio e ricerca scientifica, la cattura e l'utilizzazione di  mammiferi ed uccelli, nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati”.

Come ci si deve comportare nel caso ci si imbatta in esemplari della fauna selvatica feriti o apparentemente in difficoltà?


Per "selvatica" si intende la fauna proveniente direttamente dall'ambiente naturale.
In tutto il territorio nazionale sono vietati la cattura di animali selvatici, il prelievo di nidi e di uova, e l'asportazione di piccoli nati, indipendentemente dal loro status di tutela.
Chiunque ritrovi fauna selvatica in difficoltà deve avvisarne subito la Provincia o il Comune competenti, od il Corpo Forestale dello Stato per il tramite del numero verde 1515. Gli esemplari verranno poi conferiti ai centri di recupero all'uopo preposti.

A chi ci si deve rivolgere in caso di incidente stradale che veda coinvolti esemplari della fauna selvatica?

In base alle nuove disposizioni del codice della strada, entrate in vigore nel 2012, sussiste l'obbligo per chiunque investa un animale (anche appartenente alla fauna selvatica) con la propria autovettura di prestare soccorso, portando l'animale ferito presso un ambulatorio veterinario o richiedendo l'intervento del pronto soccorso veterinario, laddove istituito.
Per quanto riguarda i danni a cose e persone che si possono subire in incidenti stradali causati da esemplari di significativa stazza (cinghiali, daini, caprioli ecc.) è necessario che l'incidente venga verbalizzato e sia verificata la dinamica dell'incidente e l'entità del danno.
Eventuali risarcimenti, soggetti alle disponibilità di bilancio, possono essere erogati dalle Provincie e, laddove l'incidente sia avvenuto all'interno di area protetta, dagli Enti gestori della riserva o del parco.

In caso di esemplari investiti appartenenti a fauna selvatica protetta, quali lupi o orsi, è indispensabile avvisare anche il Corpo forestale dello Stato, per il tramite del numero verde 1515

Cosa si deve fare se si trova un esemplare di uccello inanellato?

La legge impone l'obbligo di segnalare quegli uccelli, ritrovati vivi od anche morti, che risultino inanellati, cioè muniti ad una zampa di un anello contrassegnato da una sigla di riconoscimento. La segnalazione va effettuata presso il comune nel cui territorio si sia verificato il ritrovamento, o direttamente all'ISPRA (che ha preso il posto dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica), in quanto ente che coordina l'attività di inanellamento a livello nazionale.
 
L'orso è un animale pericoloso per l'uomo?

Le frequenti segnalazioni di orsi, soprattutto sull'arco alpino ed in Abruzzo, fanno sovente nascere ingiustificati allarmi. Infatti, l'orso pur avvicinandosi spesso ai centri abitati, per la ricerca di cibo, è un animale che diffida della presenza dell'uomo e ne evita il contatto. Non va in alcun modo disturbato né infastidito.
 
I pipistrelli sono una specie protetta in Italia?

Sì, questi piccoli mammiferi sono una specie protetta secondo direttive europee applicate anche in
Italia. Come tali non vanno disturbati nel loro habitat ed, anzi, ne va incentivata la diffusione con piccoli accorgimenti, poiché sono utilissimi anche nella lotta gli insetti.
 
A cosa servono le "bat box"?

Un rifugio per pipistrelli (o bat box) è una costruzione in legno utilizzabile dai pipistrelli come posatoio e rifugio. Tali manufatti si distinguono dalle casette nido per uccelli sia per le caratteristiche con cui sono realizzati, sia per la funzione che sono chiamate ad assolvere. I pipistrelli, infatti, essendo mammiferi, non conoscono le fasi di nidificazione e cova che sono tipiche degli uccelli: pertanto, le cassette a loro dedicate servono a garantire rifugio nelle ore in cui non sono a caccia di insetti e possono pertanto essere occupate durante tutto l'anno anziché in specifiche stagioni. Dal punto di vista costruttivo, poi, le cassette per pipistrelli, rispetto a quelle per uccelli, sono dotate di aperture solitamente molto più piccole, ubicate spesso nella parte inferiore della scatola.
Molte specie di pipistrello sono minacciate dalla pressione antropica e la predisposizione di adeguate cassette può essere d'aiuto al sostenimento di popolazioni localmente importanti per la loro funzione ecologia: i pipistrelli, infatti, sono predatori naturali di zanzare e insetti e proprio per questo, in varie parti del mondo, sono sfruttati come mezzi in grado di controllarne la proliferazione. Un singolo pipistrello può infatti mangiare da 500 a 1000 zanzare per notte[ così come altri insetti nocivi. I rifugi per pipistrelli sono uno strumento ecocompatibile di lotta biologica alle zanzare, mentre i pesticidi hanno un impatto negativo sui predatori piuttosto che sulle zanzare.

La volpe è considerata specie protetta?

La volpe rientra, in base alla legge quadro sulla caccia (L. 157/1992) tra le specie cacciabili nel periodo compreso tra la terza domenica di settembre al 31 gennaio di ogni anno. Non è pertanto, oggetto di particolare tutela, salvo ovviamente, il periodo in cui non è cacciabile.
 
Che cos'è la rabbia?

La rabbia è una malattia infettiva acuta causata da un virus(lyssavirus) che colpisce il sistema nervoso centrale dei mammiferi, incluso l'uomo. Se non viene trattata ha esito letale.
La rabbia colpisce solo i mammiferi:
selvatici (soprattutto volpi e tassi, faine, erbivori selvatici)
domestici (cani, gatti, furetti, bovini, equini e ovicaprini)

Come si trasmette la rabbia?

Il virus è presente nella saliva dell'animale malato e può essere trasmesso a tutti gli altri mammiferi - incluso l'uomo - attraverso un morso, un graffio, o il semplice contatto della saliva con le mucose o la cute non integra. Se ciò avviene, bisogna intervenire il più rapidamente possibile per evitare il contagio e, quindi, l'insorgenza della malattia. Non esiste, infatti, una cura per la rabbia.
Sia per l'uomo che per gli animali non esiste una cura per la rabbia. L'unica regola per evitare di contrarre la malattia è la prevenzione .Per l'uomo la prevenzione si basa sulla vaccinazione pre-esposizione e sul trattamento antirabbico post-esposizione da iniziarsi al più presto dopo il presunto contagio, per esempio in caso di morso da parte di un animale sospetto. La vaccinazione pre-esposizione si applica a chi svolge attività professionali "a rischio specifico" (vete-rinari, guardie forestali, guardie venatorie, ecc.).
Per gli animali domestici, la vaccinazione preventiva è in genere facoltativa, mentre è assolutamente obbligatoria nei comuni a rischio di rabbia silvestre, cioè nei casi in cui la malattia è circolante nella popolazione animale selvatica (volpi).

Quali sono i sintomi della rabbia?

Un animale affetto da rabbia presenta un evidente cambiamento del comportamento: gli animali selvatici perdono la naturale diffidenza nei confronti dell'uomo; animali di norma mansueti manifestano fenomeni di aggressività. Gli animali colpiti da malattia possono presentare anche altri sintomi, quali per esempio difficoltà nella deambulazione e paralisi progressiva sino alla morte.

Cosa fare in caso di animale che presenta sintomi della rabbia?


Se noti un animale selvatico che si comporta in modo strano, è utile segnalarlo alle autorità locali, ai veterinari delle Aziende sanitarie locali, alla Polizia locale o provinciale, oppure al Corpo forestale
Se nelle zone interessate dalla rabbia è segnalata la presenza di esche che contengono il vaccino per le volpi, non rimuoverle e non toccarle.
(informazioni a cura del Ministero della Salute)

Cosa si deve fare nel caso di rinvenimento di bocconi avvelenati?

In base alle disposizioni emanate dal Ministero della Salute, considerati i rischi potenziali anche per l'uomo, il rinvenimento di bocconi avvelenati o di esemplari di fauna selvatica o domestica rinvenuti morti per avvelenamento, immediatamente segnalato alle Forze dell'ordine ed in particolare al Corpo forestale dello Stato tramite il numero verde 1515.

Qual è il livello di diffusione della vipera e la sua potenziale pericolosità?

Tra i pericoli legati alla stagione calda vi è il rischio di essere morsi da serpenti e vipere. In Italia le specie di serpenti sono numerose, ma soltanto 4 di queste sono velenose e pericolose per l'uomo. Le vipere, invece, il cui morso è mortale solo in rari casi, sono diffuse in tutte le regioni, con l'eccezione della Sardegna. La vipera è presente sia in pianura che in montagna. In inverno è solita andare in letargo, per risvegliarsi in primavera per cui i mesi dell'anno in cui si concentrano i casi di morsi di vipera vanno da maggio a settembre. L'habitat naturale della vipera è costituito essenzialmente da pietraie, sterpi, arbusti ed erba alta, luoghi incolti e relativamente poco frequentati dall'uomo. Di conseguenza, i casi di morsi di vipera geograficamente si concentrano lontano dai grandi centri urbani. La probabilità di essere morsi varia in relazione all'attività praticata: quelle all'aperto, in particolare agricoltura, pastorizia, escursionismo, facilitano il contatto.

E' utile portare il siero antivipera al seguito durante le escursioni?

La pericolosità del morso della vipera dipende da molti fattori: la sede del morso, il tempo trascorso dal morso, la temperatura ambientale (il caldo, per la vasodilatazione, facilita il passaggio in circolo del veleno), l'attività svolta dalla vittima dopo il morso (se intensa, aumenta l'assorbimento del veleno), dall'età del rettile (le vipere giovani sono meno pericolose), dalla pienezza delle ghiandole velenifere. Nel 20-30% dei casi al morso non segue alcuna inoculazione di veleno. Inoltre, se si interviene rapidamente, è possibile ridurre di molto il rischio di complicazioni gravi o mortali. In passato, durante le escursioni, spesso si portava a scopo precauzionale del siero antivipera, ma studi recenti indicano come un uso "fai-da-te" del siero comporti un elevato rischio di shock anafilattico, oltre che essere spesso inutile (si stima che solo una quota compresa tra il 10-20 % dei pazienti morsi da una vipera richieda la somministrazione di siero). Ciò, unito al fatto che una volta morivano praticamente più persone per la scorretta somministrazione del siero che per il morso di vipera, ha comportato la scomparsa dei flaconi dalle farmacie. Attualmente, infatti, il siero viene somministrato presso le strutture ospedaliere. Questa misura ha comportato la quasi totale scomparsa dei decessi per shock anafilattico: come dimostrano i dati di mortalità, oggi quasi nessuna persona decede per anafilassi mentre negli anni '70 morivano per shock anafilattico da siero circa 20 persone/anno (contro le 5 persone/anno che all'epoca morivano per morso di vipera).

Cosa fare in caso di morso di vipera?

Quando si è morsi da una vipera ci si può trovare in luoghi abbastanza isolati, si può essere presi dal panico e comunque, in genere, non si dispone di quelle nozioni di primo e pronto soccorso necessarie per praticare alcune operazioni molto delicate sulle quali, peraltro, esistono pareri discordanti come l'incisione della ferita e la suzione del sangue.
Di seguito, si riportano una serie di indicazioni, utilizzabili da chiunque in qualunque circostanza, che non richiedono conoscenze specifiche:
1. chiamare il soccorso organizzato (118);
2. tenere a riposo la vittima, sdraiandola a terra;
3. tranquillizzare la vittima: può essere importante per rallentare la circolazione del sangue e quindi la diffusione del veleno in tutto il corpo;
4. effettuare un bendaggio di compressione 5-10 cm a monte della ferita con una fascia (vanno bene una striscia di stoffa, una cinta o un foulard). Il bendaggio deve essere stretto, ma non troppo (indicativamente deve poter passare un dito sotto la bendatura) e devono potersi rilevare le pulsazioni;
5. poiché in genere si viene morsi ad un arto, se possibile, immobilizzarlo utilizzando un ramo o una stecca di legno.
6. lavare la ferita con acqua fredda;
7. poiché il morso provoca gonfiore nella parte colpita, se questa è una mano o un braccio, sfilare anelli e bracciali;
8. evitare la somministrazione di bevande alcoliche;
9. se non si riescono a chiamare i soccorsi, trasportare la vittima al più vicino punto di assistenza sanitaria, evitando di farla camminare. 

Il riccio o porcospino è un animale protetto?

Il riccio comune, Erinaceus europaeus (Linnaeus, 1758), al pari di tutta la fauna selvatica, è specie protetta in quanto rientra nel patrimonio indisponibile dello Stato. E' un mammifero, diffuso su ogran parte del territorio nazionale, con abitudini notturne e, in natura, si nutre di invertebrati di qualsiasi tipo (insetti, ragni, lombrichi, chiocciole, millepiedi), oltre che uccelli, comprese uova (spesso si intrufola nei pollai domestici per cibarsene) e nidiacei, rettili ed anfibi; non disdegna nemmeno di mangiare piccoli mammiferi.
Non è assolutamente da considerare né da trattare come un animale da compagnia. Laddove se ne dovesse rinvenire un esemplare ferito o in difficoltà è opportuno contattare un Centro di recupero degli animali selvatici (C.R.A.S.).
 
Il cinghiale è un animale pericoloso per l'uomo?
 
Il cinghiale di per sé non è un animale aggressivo né pericoloso. In realtà, esso tende sempre a fuggire l'uomo e diventa pericoloso solo se ferito o impossibilitato alla fuga. In questo caso, se l'animale tende a "caricare", occorre adottare la strategia del "torero", scansandosi repentinamente solo all'ultimo momento, senza mai mostrargli le spalle; difficilmente poi il cinghiale ripeterà la carica. La femmina adulta con prole recentemente partorita può inoltre manifestare atteggiamenti minatori in difesa della prole.

A chi possono essere chiesti i rimborsi nei casi di danni causati dalla fauna selvatica (ad esempio cinghiali)?

La convivenza tra la fauna selvatica e l'uomo può comportare alcuni problemi, soprattutto nelle aree più antropizzate o in cui è molto sviluppata l'agricoltura. I maggiori problemi sorgono quando gli animali selvatici, in particolare gli ungulati, interagiscono con le attività umane pascolando in terreni adibiti a coltivazione o allevamento del bestiame oppure quando, nei loro spostamenti, attraversano le arterie stradali. La normativa statale e regionale vigente prevede due forme di ristoro dei danni subiti in questi frangenti:
*   il risarcimento dei danni alle colture agricole, secondo i regolamenti adottati dalle Giunte Provinciali;
*  un contributo a favore dei soggetti coinvolti in sinistri stradali esclusivamente con fauna selvatica ungulata, la cui erogazione è stabilita secondo norme regionali.
Il cittadino, quindi, deve verificare quale Ufficio provinciale si occupa di tali risarcimenti (e con quali modalità),  tenendo, peraltro, conto che, almeno negli ultimi anni, molte risorse finanziarie destinate a questo settore sono state  tagliate.

Cosa si può fare quando i ghiri si installano nelle abitazioni, specie in quelle di campagna?
 
Il ghiro fa parte della fauna selvatica, e come tale è una specie protetta dalla Legge sulla caccia, la n. 157/92. In base a quanto da essa stabilito, la specie non può essere né uccisa né catturata. E' pertanto illegale l'avvelenamento con i comuni rodenticidi in commercio o la cattura con tavolette collanti, e va precisato che il fatto costituisce reato penale. Restano, quindi, solo i metodi preventivi, che consistono nella chiusura degli ingressi che gli animali utilizzano per entrare nella struttura e la potatura dei rami degli alberi che consentono agli individui di giungere alle parti alte dell'edificio. Nella chiusura dei fori di accesso, occorre tenere conto che il Ghiro è un roditore di taglia media (120 - 150 grammi da adulto), e che i giovani possono passare in fessure di 1.5 - 2 cm. Soprattutto nelle strutture di legno, bisogna considerare che gli adulti sono in grado di allargare i fori fino a consentire un comodo passaggio. Esistono in commercio repellenti ad ultrasuoni che infastidiscono e allontanano questi animaletti efficacemente da sottotetti, cantine, solai, ecc, ecc...

Cosa si può fare per salvaguardare gli habitat delle rondini?

Secondo uno studio condotto da "BirdLife International" la popolazione europea di rondini si è ridotta del 40% tra il 1970 ed il 1990. Le cause del declino sono molteplici: il primo problema riguarda l'intensificazione dell'agricoltura che ha eliminato buona parte delle siepi, dei fossi e dei prati che fornivano alle rondini i terreni di caccia preferiti. Inoltre, il massiccio uso di pesticidi colpisce le rondini sia direttamente che attraverso l'eliminazione degli insetti di cui si nutrono.
La ristrutturazione degli edifici rurali (in particolare le stalle) toglie, poi, alle rondini luoghi adatti alla nidificazione. Numerosi Comuni, peraltro, hanno già adottato Delibere salva rondine per proteggere i luoghi di nidificazioni.
Una piccola azione che anche le persone comuni possono fare è posizionare i nidi artificiali nei luoghi adatti o dove sono caduti dei nidi di rondine per incentivare il ritorno della rondine.


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